mercoledì 2 novembre 2011

ZanziVENTO: l’avventura africana di Patrick



Patrick Dalzotto, studente della quinta Periti Meccanici presso la sezione associata di Racconigi dell’Istituto d’Istruzione Superiore “Arimondi–Eula”, ha vissuto un’avventura davvero straordinaria: ha avuto l’opportunità di effettuare uno stage estivo in Africa, lo scorso agosto. Egli infatti ha preso parte alla realizzazione di un  Progetto per la costruzione di un generatore micro-eolico a Jambiani, nell’isola di Zanzibar. Abbiamo intervistato Patrick per conoscere direttamente da lui tutti i risvolti di un’esperienza così coinvolgente.
Puoi raccontare in breve di che progetto si tratta?
Il progetto consiste nella costruzione di una pala eolica, la quale ha lo scopo di estrarre l'acqua da un pozzo situato nel paese di Jambiani sull'isola di Zanzibar. 
Come sei venuto a conoscenza della possibilità di partecipare all’iniziativa?
A mio avviso sono stato molto fortunato, perché sono venuto a conoscenza del progetto direttamente a scuola, tramite il mio ex professore di meccanica, Mario Milanesio.
Hai dovuto affrontare qualche difficoltà?
La difficoltà più grossa è stata che alla data della partenza io ero ancora minorenne e quindi c'era tutto il problema relativo alla mia tutela. Sono stato però molto fortunato. In primo luogo perché ho una zia che era molto interessata ad un viaggio di questo tipo e che quindi mi ha potuto accompagnare. Purtroppo lei poteva rimanere solo 2 settimane e non per tutta la durata del progetto. Il secondo colpo di fortuna è che io sono diventato maggiorenne il 3 agosto e mia zia aveva il volo per tornare in Italia il 4 agosto quindi si sono risolti tutti i problemi sulla tutela per i restanti 15 giorni.
I tuoi genitori erano contenti di lasciarti partecipare al progetto ZanziVENTO?
I miei genitori erano subito un po’ titubanti ma si sono rivelati molto pazienti e fiduciosi accettando che io partecipassi a questo viaggio. Non smetterò mai di ringraziarli.
Come trascorrevi le tue giornate?
Le mie giornate erano sempre occupate per la maggior parte del tempo dalla costruzione del progetto. Le prime due settimane le abbiamo passate a studiare il vento per mezzo di un anemometro e a cercare i materiali per il progetto nei negozi della città chiamata Stone Town. Le ultime 2 settimane sono state le più impegnative: ora che avevamo i materiali era necessario costruire e lavorare sodo per ultimare il progetto. Inoltre facevo volentieri qualche partita a calcio con i bambini locali o giocavo con loro a rincorrersi sulla spiaggia. Mi divertivo tanto a scoprire il modo che hanno di giocare e divertirsi i bambini africani.
Dal punto di vista umano, che cosa ti è rimasto nel cuore di questa esperienza africana?
Il sorriso dei bambini, il tramonto, la fratellanza e la semplicità che hanno nel loro modo di vivere sono le cose che mi porterò di più nel cuore. Ho imparato ad apprezzare cose che noi  diamo per scontate come la luce, l'acqua in casa, il gas, la benzina, i computer, internet, televisioni...ecc. Non potrò mai dimenticare una esperienza di questo valore.
Ti manca l’Africa?
Se dicessi no sarei un bugiardo. Ma mi manca come quando si saluta un amico: non è un addio, ma un semplice arrivederci!
Consiglieresti questa esperienza ai tuoi coetanei?
Io la consiglierei a tutti perché aiuta a conoscere se stessi ed è anche un modo per vedere una realtà di cui non si parla. Se avete la possibilità prendete quell'aereo, fatelo e andate a vedere: ne vale proprio la pena!
Per ulteriori informazioni consultate il blog sul ventolone, basta scrivere su google ventolone e vedrete passo dopo passo quello che noi abbiamo costruito.